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Joppolo Giancaxio - due righe PDF Stampa E-mail
Storia e Tradizioni - Storia
Domenica 13 Novembre 2011 22:35

Joppolo Giancaxio (Jòppulu Giancasciu in siciliano)

è un comune italiano di 1.229 abitanti della provincia di Agrigento in Sicilia. Il santo patrono del paese è San Francesco di Paola, che sino al 1860 era patrono del Regno Delle Due Sicilia.

Storia

Joppolo Giancaxio fu il primo centro abitato sorto nell'alta valle dell'Akragas. Fu feudo con titolo di Baronia del nobile Calogero Gabriele Colonna Romano il quale nel 1696 nel territorio di Giancascio e Regalturco, con privilegio dello ius populandi fece innalzare le prime costruzioni del villaggio cui diede il nome di Ioppolo in onore della moglie Rosalia Ioppolo dei duchi di Cesarò e di Giancascio perché costruito nel feudo di tale denominazione. Il piccolo centro agricolo col suo territorio fu sotto la giurisdizione della famiglia Colonna prima con titolo di baronia e poi di ducato fino al 1812, quando dal Parlamento Siciliano venne ufficialmente abolito il feudalesimo e quindi la feudalità, la giurisdizione baronale e i privilegi del "mero e misto e impero". Considerato dapprima frazione di Aragona e poi di Raffadali, nell'anno 1927 divenne comune autonomo.

Monumenti e luoghi d'interesse

  • La Chiesa ducale, risalente al XVII secolo.
  • Il Castello, risalente al XVII secolo, è un pittoresco fortilizio che riecheggia motivi medievali col coronamento di beccatelli e merlature realizzato dall'architetto Francesco Paolo Palazzotto nel 1894 per i duchi Colonna di Cesarò.

Evoluzione demografica

Da parte degli abitanti di Joppolo, si sono avuti vari tipi di emigrazione. La prima ebbe inizio verso il 1890, quando si partiva verso gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Ma in America si trovarono di fronte alla difficoltà di ambientarsi ed integrarsi nel paese ospite. Alcuni joppolesi morirono o per incidente sul lavoro o perché assassinati. Verso il 1900 era di moda emigrare verso la Tunisia o verso altri centri della Sicilia stessa. Nel secondo dopoguerra, considerata l’impossibilità di andare negli USA, si emigra verso il Venezuela ed in seguito verso il Canada. Intorno al 1960 arriva l’ondata delle emigrazioni europee. Come dice Maratta: “nelle emigrazioni europee scompare la prospettiva delle fortuna per un disegno più definito. Si cambia residenza per andare a vivere altrove, dove si potrà stare meglio.”; così si emigra in Germania, nel Belgio o in Francia. Alla fine degli anni ’90 si emigra ancora, ma stavolta non si va in Germania, in Francia o addirittura negli USA. Si emigra nel nord Italia. Si va a Vicenza, Treviso, Milano, Torino.