Favara - le parole di don Mimmo
Come una folla, informe e scomposta, massa sfiduciata e disordinata, siamo accorsi sabato scorso appena a ciò che rimaneva del vostro alloggio. La famiglia Bellavia onesta, modesta, pulita, perde Marianna e Chiara Pia. Papà, mamma e Giovanni, superstiti di una tragedia come poveri Cristi in croce, ci inchiniamo da questo momento dinanzi al vostro dolore, immenso e dignitoso.
Di seguito il testo integrale dell'Arciprete di Favara, don Mimmo Zambito, pronunciato in occasione dei funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia nella Chiesa Madre di Favara.
Folla siamo per le potenze di questo mondo, come gente senza volto e senza storia. Oggetto di indagini di mercato e di sondaggi, massa di consumatori e di utenti, folle di telespettatori come galline in batteria, vittime del sistema demoniaco che ci vuole schiavi in questo mondo, senza Padre e senza figli, vegetali senza radice e alberi grandiosi e sterili.
Ma la folla disordinata e impazzita qui, dinanzi ai corpi di Marianna e Chiara Pia e al corpo di Cristo si placa, sente la carezza di Dio, piange e sente Gesù che piange, prega e sa che Gesù prega, si unisce, crede, si sente amata la folla, ama e non più dispera: la folla diventa popolo, popolo di Dio; diventa corpo, Corpo di Cristo.
A questa folla, che per la fede nella sua Parola, si trasforma in suo popolo e suo corpo Gesù dice: La volontà del Padre Dio è evidente, il disegno è chiaro, ed io ve la dichiaro, ve lo rappresento dal vivo, realizzato: Voi mi appartenete, dice Gesù. Chi da ascolto a Dio Padre e da lui impara si avvicina a me. A me che sono vita definitiva.
Tutti coloro che il Padre mi consegna, giungono a far parte di me, e chi si avvicina a me io non lo cacciò fuori.
Tutti.
Non somma di singoli individui, isolati.
Ma una unità.
Indissolubile.
Tutti. La comunità umana, un insieme indivisibile, da cui nulla può essere separato.
Per il vostro immenso dolore, carissimi della Famiglia Bellavia parte scelta e preziosa, non una folla è accorsa qui, ma la Chiesa è accorsa qui, il popolo di Dio – il corpo di Cristo che esprime la coscienza di appartenere a Gesù, colui che da la vita in pienezza, per la volontà del Padre.
Di questo abbiamo coscienza.
Di questo ha coscienza la Chiesa: figli siamo, non orfani. Abbiamo un Padre, siamo fratelli di un Primogenito, che è sceso - dice la bibbia -.che ti interpella in maniera comprensibile e che ti chiede di accettarlo.
Come popolo di Dio e corpo di Cristo siamo consapevoli che la realizzazione dell’uomo e dell’umanità non è un mero prodotto della storia, ma della storia della salvezza che fra le pieghe della storia grama e tragica spesso, nasconde il suo filo d’oro, trama preziosa che è Cristo e il suo Spirito.
Questo filo d’oro -con la morte di Marianna e Chiara Pia - noi a Favara lo abbiamo spezzato.
Per questo abbiamo chiesto perdono. Lo abbiamo chiesto e ancora lo chiediamo come credenti e cittadini di Favara generosa e disordinata, ricca di cuore sempre e, a volte, ricca di disprezzo per il prossimo e di rapina della sua dignità.
Confessiamolo ancora. Abbiamo disubbidito al vincolo sociale di civiltà e di legalità, e a quello più forte ancora della fraternità dei figli di Dio e della Parola del vangelo di Gesù.
Gesù non lascia indietro quanti il Padre gli ha dato.
Noi invece abbiamo lasciato indietro e noi abbiamo perduto Marianna e Chiara Pia.
Ma da scompaginati, da folla, da folli vogliamo tornare a confessarci suo popolo, suo corpo. Vogliamo tornare a costruire la civiltà del Dio che si nasconde fatiscente fra le nostre erronee sicurezze.
Cosa sarebbe altrimenti la vita?
Senza attribuire valore fondante alla sua Parola sulle altre parole, al sua misura di amore sugli altri amori, alle sue promesse rispetto alle altre aspettative?
Su quale roccia costruire altrimenti nel non senso generale che ci circonda e di cui siamo fatti vittime in questo circo perenne della nostra modernità?
Davanti ad una morte tragica, doppia, innocente e ingiusta.
Ragionamenti timidi.
Riflessioni incerte.
Follia.
Se non scende qualcosa dall’alto.
Dal vero alto.
Dalla sfera divina, inconoscibile.
L’alto, l’inconoscibile, il cerchio divino che nell’ultimo giorno si spinge fino all’estremo, fino a dimenticare il cielo e divenire terra, è il Crocifisso, è Gesù spoglio e irriso, innalzato da terra, potentemente risuscitato dal cielo.
Dall’alto noi accogliamo anche la presenza di coloro che sono rivestiti di autorità.
Anche loro sono figli di Dio e sono padri di altri figli di Dio.
Pregano oggi con noi e noi con loro.
A loro, dall’alto è giunta la potestà che esercitano in favore del popolo italiano e del corpo sociale. Parte eletta, scelta di questo popolo non più massa, come i Bellavia che oggi come voi al primo banco, con voi sono ministri di questo culto pubblico a Dio, reso da Favara e dall’Italia, belle e perdute entrambe.
Preghiera pubblica ed impegno di riparazione, congiunta di tutti, uno in Cristo.
Normalmente a coloro che hanno potere si chiede di guardare in basso, a quelli che stanno giù rispetto a voi che stareste su. Di guardare a quelli che nel popolo fanno una fatica incredibile a stare al passo, che rimangono indietro.
A voi e alla famiglia Bellavia chiediamo di guardare in alto. Al Cristo crocifisso e risorto,nel suo vero corpo, guardarlo oggi, domani, sempre.
Guardare a Lui per saper guardare bene agli altri.
L’appartenenza al Corpo di Cristo e al Popolo di Dio, non altro certo, vi ha portato oggi dinanzi a questo altare e a queste bare, corpo di Gesù benedetto e ai corpi benedetti di Marianna e Chiara Pia.
Gesù ha portato voi e noi qui.
Egli ci dice:
La volontà del Padre Dio è evidente, il disegno è chiaro, ed io ve la dichiaro, ve lo rappresento dal vivo, realizzato: Voi mi appartenete, dice Gesù. Chi da ascolto a Dio Padre e da lui impara si avvicina a me.
A me che sono vita definitiva.
E noi ti preghiamo Dio Padre di Gesù:
fa che abbiamo la mente di Cristo, nostro capo il cui nome è giustizia e cittadino perfetto del tuo Regno e del mondo.
Le potenzialità che il tuo Figlio ha posto in noi, noi le abbiamo accaparrate per noi e abbiamo distorto e accorciato gli orizzonti della nostra piena umanità e della tua vita donata.
È ora di pregare.
È ora di riparare al male pepretrato.
Fa che aderiamo senza riserve al tuo Figlio Gesù, governanti e governati, perché la sua vita piena e non la morte abiti la nostra città e le nostre famiglie,
abiti il nostro impegno professionale e politico, nella burocrazia e nella impresa.
Col crollo e la morte tragica di Marianna e Chiara Pia, come con la morte di Cristo in croce tu mostri la gravita del peccato individuale e sociale. E noi, come in un corpo solo, ci siamo sentiti trafiggere il cuore.
Per la vita nuova donataci dal tuo Figlio risorto, donaci di fare opere degne di conversione e di pace.
Te lo chiediamo Padre per Cristo nostro Signore.


